Giacca e cravatta. Ci hanno insegnato a pensare così. Ci hanno detto che se ti presenti bene hai più possibilità di farcela, ricordo ancora le frasi dei miei ex datori di lavoro: “Noi dobbiamo mettere la giacca e la cravatta perchè così quello che diciamo viene tenuto in considerazione seriamente”. Personalmente credo che sia un pensiero ridicolo. Se ho qualcosa di interessante da proporre, un pensiero, un software o un soluzione le persone saranno interessate a questo e non al colore della mia cravatta. Questo nella teoria ma nella pratica anni e anni da consulente sono duri da de-programmare, quindi ancora oggi spesso mi trovo al mattino a decidere davanti all’armadio poi la razionalità ha la meglio e mi decido ad uscire: jeans e camicia.

Durante il mio viaggio in Silicon Valley io e i miei compagni di viaggio incontrammo un piccolo ragazzo in albergo (jeans, maglietta geek e zaino stile “invicta”), ci chiese se si poteva aggregare con noi per un passaggio in macchina. Scambiammo 2 chiacchiere sulla realtà aumentata, lui ci raccontò che seguiva da vicino questa tecnologia e che si dilettava con l’hardware e la internet degli oggetti… infine mi diede il suo biglietto da visita: un chip. Il primo pensiero fu:”questo è fuori…” sul chip non c’era nè il suo nome nè le sue credenziali ma solo un codice seriale. Ci salutammo e le nostre strade presero direzioni diverse.

Tornati a Milano analizzando il chip con i ragazzi del laboratorio scoprimmo che i dati c’erano ed erano conservati al suo interno in modo digitale (bisognava accedervi attraverso gli opportuni collegamenti). Scoprimmo che quel “piccolo” ragazzo aveva passato gran parte del suo tempo alla NASA e che ora lavorava per grosse e interessanti società.

Vestitevi come volete, ma presentatevi per quello che siete.

Share Button