Che cosa hanno in comune il p2p, il fashion e l’hardware? Molto di più di quello che immaginate. Ricordate l’estate del 1999? Per molti fu un’estate come le altre ma per alcuni che “cavalcavano” la rete come il sottoscritto fu l’inizio di qualcosa di eclatante: la nascita e l’inizio della diffusione di un software chiamato Napster. Pur “pesando” una manciata di bytes al tempo, il suo impatto sulla rete è stato come il meteorite che segnò la fine dei dinosauri, migliaia di utenti iniziarono a scambiarsi file di ogni tipo con una velocità (e una facilità) mai sperimentata prima. La nascita e l’utilizzo dei sistemi p2p hanno suscitato, nel tempo, diverse polemiche spesso portate avanti dal mondo della discografia (apparentemente la più colpita). La SOPA (Stop Online Piracy Act) è l’ultima proposta di legge negli USA per provare ad arginare il fenomeno.

Ok… ma non divaghiamo, il p2p ha le sue origini con nerd, smanettoni e hacker che connessione possiamo trovare con il fashion?! L’anello di congiunzione tra questi mondi così distanti è l’hardware. Negli ultimi anni diverse società di moda hanno iniziato ad utilizzare componenti elettronici compatti (sensori e gps) per creare dei nuovi prodotti “ibridi”, in modo da estendere le classiche funzionalità: oggi una scarpa oltre ad essere bella e comoda può anche comunicare i km percorsi e le calorie consumate. Nike ha di recente rilasciato un nuovo prodotto Fuelband (la naturale evoluzione di Nike+) che oltre a connettersi all’hardware integrato nei vestiti del brand si connette anche al tuo smarphone attraverso un’App.

Hardware, Fashion e… Software! Ci stiamo avvicinando alla risposta del nostro quesito iniziale ma che cosa manca ancora? Torniamo alla rete, attualmente l’elevata diffusione di smartphone costantemente connessi sta mettendo seriamente alla prova i provider e tra qualche anno bisognerà correre ai ripari inventando nuovi protocolli di comunicazione o modificare la struttura della rete. La prima soluzione è abbastanza attendibile, anche perchè i provider sono interessati a mantenere alto il proprio standard (per una questione puramente commerciale), la seconda soluzione invece, è estremamente complessa: come si può modificare la struttura di una rete globale (internet)? Sappiamo che una rete è composta da HUB  (non solo le reti informatiche ma tutte quelle in natura come dice Albert-László Barabási ) solitamente questi elementi sono aggregati di server che possono smistare le connessioni tra gli utenti… ma che cosa potrebbe accadere se gli utenti stessi diventassero HUB/Provider?

Immagino un oggetto che possa funzionare da provider, che sia indossabile e bello da vedere. Un oggetto che se usato possa trasformare il proprio utilizzatore/utente in un vero vettore di comunicazione che eroga servizi e trasferisce informazioni a tutti gli utenti nel suo raggio d’azione semplicemente con la sua presenza fisica. Che cosa potrebbe accadere alla “vecchia” rete? Che cosa potrebbe significare l’introduzione di tali tecnologie a basso costo nei paesi in via di sviluppo? Potrebbero svilupparsi delle nuove dinamiche sociali dove “Hub umani” generano rivoluzionarie reti sociali e informatiche allo stesso tempo, infrastrutture dinamiche e veloci legate agli spostamenti delle persone.

Stay tuned.

 

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